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Chiesa San Bartolomeo

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09/04/2013

Chiesa di San Bartolomeo Apostolo e Apollinare la V. M. di Ranchio

La Chiesa di San Bartolomeo Apostolo e Apollinare V. M. di Ranchio e viva testimonianza della sua storia e delle sue vicissitudini aggregative che la caratterizzarono.

E’, infatti, l’erede dell’antica pieve di San Bartolomeo Apostolo e ha sotto la sua giurisdizione l’abbazia benedettina di S. Ambrogio, attestata già nel secolo XI, Ciborio, Bucchio, Dinaro, Campiano e Putrella, e come testimoniano un privilegio di Papa Adriano IV, datato al 1155, e una pergamena del 1163 sottoscritta dall’arciprete Rodolfo, era ubicata ai margini del castello, nei pressi dell’attuale cimitero.

Mantenne la titolarità plebana fino al 1792 quando, per motivi statici dell’edificio sacro, fù eretto a pieve un antico oratorio che si trovava nel centro del paese. Ques’oratorio, dedicato a Maria, viene ricordato per la prima volta negli atti della visita pastorale che, nel 1573, compì il visitatore apostolico Girolamo Ragazzoni.

La chisa, unita alla pieve, era dotata di fonte battesimale de è per questo che, alla fine del secolo XVI, funzionava da chiesa principale; l’arciprete risiedeva vicino e vi amministrava tutti i Sacramenti. Quest’oratorio, però, non aveva solo carattere religioso infatti fungeva anche, come testimoniano numerose convocazioni ad opera del governatore, da luogo di assemblea della comunità civile di Ranchio. Il 17 ottobre 1759 la chiesa del castello riceve la titolarità plebana, al posto della pieve vecchia, con dedica alla Vergine e a San Bartolomeo.

Nel 1742 la pieve vecchia viene demolita e sostituita da un piccolo oratorio; grazie ai contributi del popolo la chiesa del castello potè così ampliarsi. Infatti all’unica navata vennero aggiunte quelle laterali e ampliato il corpo absidale.

Fù il Vescovo sarsinate Nicola Casale che, il 17 giugno 1792, consacrò la nuova chiesa plebana in onore della Beata Vergine Maria e di San Bartolomeo Apostolo. Alcuni documenti, conservati nell’archivio parrocchiale di Ranchio, datano al 1801 alcuni lavori di restauro avvenuti sotto la soprintendenza del pittore ranchiese Michele Valbonesi. Imponenti lavori di ristrutturazione alla chiesa parrocchiale si ebbero nel biennio 1937 -1938 e consistettero nell’asportazione del vecchio pavimento; nella soppressione di tutti gli altari delle navate laterali e nella costruzione di due altari in fondo a ciascuna navata; oltre alla sostituzione della vecchia balaustra con una nuova in graniglia e nell’esecuzione dell’altare maggiore, anch’esso in graniglia. Nel 1962 vennero restaurati il campanile, l’abside e la facciata e vennero eseguite decorazioni pittoriche interne, venne collocato l’organo nella sede attuale al posto di un altare. Il 18 maggio 1966, dopo un anno di lavori per realizzare la nuova canonica, il Vescovo Carlo Bandini consacra l’attuale altare maggiore che reimpiega i frontali di un sarcofago tardo antico di produzione ravennate del V secolo proveniente dalla vicina abbazia di Sant’Ambrogio.

Negli anni 1993 – 1996 la chisa è sottoposta a nuovi e radicali interventi di consolidamento, ristrutturazione e restauro contemporaneamente, grazie alla sensibilità della locale Comunità Cristiana e a benemerite istituzioni, vengono restaurate le opere d’arte e l’arredo liturgico. La chiesa custodisce opere ed arredi sacri significativi a partire dall’altare maggiore che reimpiega, come già detto, due lastre di un sarcofago di produzione ravennate databile al V secolo che apparteneva alla chiesa della vicina abbazia di Sant’Ambrogio fino al 1685. A lato dell’altare vi è un crocifisso ligneo del 1700. Nella navata sinistra, a partire dalla bussola, vi è il fonte battesimale costituito da una base in marmo proconnesio rilavorata recentemente per ottenere una vasca di forma semiglobulare e da un rocchio di colonna che funge, capovolto, da supporto.

Vi è poi la pala co il “Martirio di San Bartolomeo”, opera del pittore ranchiese Michele Valbonesi (1731-1808) databile al 1756 con davanti una notevole cassapanca di epoca Luigi XIV. In fondo alla navata si trovano un inginocchiatoio barocchetto del secolo XVIII e l’organo settecentesco, vicino alla tipologia del Traeri, acquistato nel 1762. Nella navata destra è visibile, dall’inizio, una “Madonna della Neve” (detta anche “degli orecchini”) di anonimo, databile alla fine del XVI, inizio XVII secolo. Questo dipinto murale, proveniente dall’antica pieve e abbellito da stucchi dorati del settecenteschi, è oggetto di viva devozione popolare.

Vi è poi la pala rappresentante La Madonna e il Bambino in gloria fra i Santi sempre del pittore ranchiese Michele Valbonesi e databile al 1765. La tela è sormontata e adornata da un festone ligneo settecentesco, intagliato e dorato. Sotto è collocata l’epigrafe che riproduce il testo di una precedente lapide perduta, con data della consacrazione e menzionante i restauri del 1938. Segue un crocifisso ligneo del secolo XIX e in fondo alla navata la Custodia Eucaristica e la settecentesca ancona lignea intagliata e dorata con i 15 Misteri del Rosario dipinti nel 1756, dal Valbonesu.Alle pareti della chisa vi sono 10 formelle della Via Crucis, quattro purtroppo andate perdute, dipinte anch’esse dal Valbonesi nel 1756 e venute alla luce nei restauri del 1993 in quanto celate da novecentesche stampe a colori. Il bel portale e il bussolone sono di artisti locali.

La lunetta esterna posta sopra al portale d’ingresso vanta una scultura dell’artista cesenate Enrico Guidi databile al 2001, rappresentante l’assunta che accoglie i fedeli che hanno ricevuto il Giubileo a Roma. L’esterno si segnala per l’audace opera muraria dell’abside, sovrastata dal campanile a vela che conserva tre campane datate 1600, 1732.