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RANCHIO, OTTO MINUTI IN OTTO MILLIMETRI.

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12/04/2013

Da un documento della fine degli anni ‘50 scritto da un gruppo di studenti universitari, in giro per le colline romagnole, per una tesi di laurea.

Fra le colline dell’Appennino cesenate, all’incontro dei territori di sei comuni, a metà circa della vallata del torrente Borello, in un colle a pan di zucchero a strapiombo su questo, sorge il paesetto di Ranchio, una borgata collinare antica di storia e di leggende che ricorda molto da vicino, nel suo aspetto e nella sua struttura, un borgo montano delle colline meridionali.

La sua storia e la sua origine sono legate ad una Abbazia di monaci Benedettini della quale rimane soltanto una pota dell’abside della chiesa abbaziale e alcuni resti marmorei come le due lastre laterali di sarcofagi del V e VI secolo, in stile prebizantino.

Terminata nell’anno mille l’attività di questa Abbazia, Ranchio si chiuse in un letargo di secoli, tagliata fuori da tutte le vie di comunicazioni collinari. I vecchi del paese ricordano ancora di aver sentito raccontare che, per raggiungere il paese di Borello a 14 chilometri, occorreva attraversare il torrente per ben trentadue volte. Oggi la frazione è collegata all’Umbro-Casentinese da una strada che, anche se non in ottime condizioni, permette comunque di tenere i contatti con la pianura.

Una stretta strada, che potrebbe chiamarsi il Corso cittadino, sassosa e ripida, serpeggia su un dorsale roccioso, ai suoi lati il paese. La strada è il punto d’incontro della gente, su questa danno le porte delle case delle quali essa è un poco il giardino e il cortile. Qui vengono a prendere il sole o il fresco le donne di casa sedute sulle sedie di paglia. Le abitazioni sono le case di montagna, fatte di arenaria e di mota, con poca luce, poca aria e molta umidità.

Nella strada s’intrecciano i rapporti sociali, ci giocano i bambini, i giovani e i non più giovani indugiano a parlare di donne, di sport e più raramente di politica. Le ragazze vi si soffermano a raccogliere occhiate, alla domenica, in attesa di salire al cinema ove amano vedere pellicole drammatiche a tinte fortissime.

Lungo la strada prospera il commercio, negozi di alimentari, di tabacchi e la macelleria è detta pomposamente macello. Vi è l’unico circolo politico, quello del PRI, che in paese ha una tradizione di forza. Fafon è uno dei più vecchi di Ranchio. E’ un fiero repubblicano e raccontano con molto rispetto di lui, che da giovane, in Francia dove lavorava, fece alla lotta con un orso, vincendolo. Oggi anche Fafon, come tanti altri vecchi di Ranchio, non ha più tanta forza e aspetta, sulla strada, che i giorni passino fumando pressoché di continuo una robusta pipa e guardando anche lui scorrere lenta la vita del paese su quella strada sassosa, sulla quale la iniziò correndo coi “cospi” tanti decenni fa.

Il paese dal punto di vista economico, ha gli stessi problemi di quelli limitrofi, anche qui si è verificato, negli ultimi quindici anni, l’esodo delle popolazioni verso la pianura e l’abbandono dei poderi montani. Ma qui, più che altrove, i ranchiesi hanno resistito creando ex novo una nuova iniziativa commerciale. Hanno inventato l’allevamento dei polli olandesi che ha permesso il fermo della emigrazione e il ritorno di coloro che erano partiti. In questo piccolo paese è in atto il primo tentativo delle popolazioni di collina di resistere, sostituendo un’attività commerciale alle attività agricole tradizionali oramai immiserite dalla trasformazione e dai progressi dell’agricoltura intensiva di pianura.

A Ranchio vivono attualmente 130.000 polli. Molte migliaia partono mensilmente per Napoli e altre città italiane. I guadagni che restano alle famiglie non sono grandi, 40/50 mila ogni mese, sono sufficienti però per rimanere in paese, per evitare la fuga verso la valle, verso un lavoro incerto cui sono corsi incontro i contadini delle vicine borgate di Linaro e Campiano.

Questo atto di volontà, inedito, deve piacere a chi, venendo in questi paesi, riesce a comprendere questa lezione che è di umiltà, di austerità, di amore alla terra che anima la popolazione. In grazia di questo un piccolo paese riuscirà a evitare lo sfacelo, prima economico poi sociale, che ha colpito gran parte della collina romagnola rimasta sola e impotente nella sua solitudine, abbandonata da chi avrebbe dovuto cercare di fornire mezzi e strumenti per conservare il rapporto con il suo passato.

NOTE: Questo documento era accompagnato da un filmato in otto millimetri dalla durata di otto minuti di cui purtroppo si sono perse le traccie.