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Ranchio

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09/11/2016

La storia

Ha un’antichissima storia alle spalle. Al centro della Valle del Borello, affluente di sinistra del fiume Savio, in Provincia di Forlì e nel Comune di Sarsina, ad una altitudine di 333 metri, si trova Ranchio panoramicamente situato su un massiccio sperone di pietra arenaria. Il nome deriva da “roncare” e “roncola” (latino runcare runca) con riferimento a luogo disboscato e quindi “terreno coltivato” o anche “pascolo”. Alcuni rinvenimenti testimoniano la frequenza dell’uomo fin dall’Età del Bronzo. Il “Castrum Rancle” nel medioevo vede due realtà: l’Abbazia di S. Ambrogio e “Badia”, sulla riva destra del torrente.

Dell’antico monastero benedettino camaldolese sono rimaste tracce della chiesa abbaziale, con l’abside che contiene le strutture originarie, un importante e prezioso messale del Sec. XI, appartenuto alla comunità benedettina di S. Ambrogio, finito (non si sa come né quando) in America, a Baltimora, e qui custodito nella Walter Art Gallery; materiale scultoreo e frammenti pertinenti ad un sarcofago tardo antico del Sec. V impiegati e custoditi nell’attuale Parrocchia e in due lastre montate a mò di paliotto nell’altare.

La Pieve di San Bartolomeo, di stile composito, a tre navate, è posta al centro dell’antico agglomerato abitativo, sul punto più elevato del Borgo Medioevale. All’interno la pala d’altare, da poco restaurata di Michele Valbonesi (1731 – 1808) raffigurante il martirio di S. Bartolomeo (1756). I recenti restauri della chiesa hanno permesso un’interessante scoperta: la Via Crucis su tela, opera di anonimo pittore degli inizi del sec. XIX.